CENTRALI PASSO-PASSO

 

Le prime centrali telefoniche funzionavano con dei  commutatori elettromeccanici che potevano essere dei particolari relè  oppure selettori con bracci di rotazione e sollevamento chiamati “passo-passo” o il famosissimo selettore elettromeccanico con braccio a sollevamento e rotazione.

La centrale occupava uno spazio notevole, e poteva contenere solo qualche centinaio di numeri telefonici. Imparagonabile a quelle digitali di oggi che nello stesso spazio potrebbero attivare migliaia di numeri. Comunque la strada era tracciata e s’iniziò a pianificare il sistema telefonico in funzione del traffico effettivo.

Trovato il sistema di commutazione, sorse un altro problema: come trasmettere i segnali elettrici variabili a lunga distanza senza che questi perdessero potenza a mano a mano che la distanza percorsa aumentava e, secondo problema, l’interferenza tra i fili (diafonia) dovuta al campo magnetico generato dalla corrente variabile che distorceva il segnale trasmesso.

Il problema dell’interferenza fu risolto grazie all’invenzione del trasformatore, e grazie alle bobine e pupinizzazione ideate dal belga Francois van Rysselberghe nel 1882, e a Michael Pupin (1901) che con il suo sistema di bobine a intervalli regolari, permise la concretizzazione dei collegamenti a lungo raggio.

Per quanto riguardava l’amplificazione del segnale, si ebbe la svolta con l’invenzione della valvola termoionica da parte di Lee De Forest nel 1906, chiamata Triodoche fece fare un balzo in avanti, non solo nella telefonia. Nel 1915, grazie anche a questa scoperta, fu realizzata la prima linea telefonica transcontinentale tra New York e San Francisco.