CIRCUITO ANTILOCALE

CIRCUITO ANTILOCALE

L’effetto locale si evidenzia quando la voce di chi parla ritorna nel ricevitore in modo accentuato.

Questo succedeva nei primi telefoni, quando il trasmettitore e il ricevitore erano collegati direttamente tra di loro. Un fenomeno fastidioso che induceva la persona che parlava ad abbassare la voce.

L’inconveniente fu risolto con il circuito antilocale utilizzando il metodo a ponte di Wheatstone.

Il ponte è in equilibrio quando R1R4=R2R3, in questo caso la tensione E non produce passaggio di corrente nel galvanometro G. Il principio vale anche quando si alimenta da G e in questo caso non c’è passaggio di corrente in E.

Questo principio vale anche per i ponti in corrente alternata di Maxwell, o di De Sauty, ecc.

Il metodo a ponte, in questo caso, utilizza la cosiddetta bobina antilocale che è un trasformatore a presa centrale  con rapporto di trasformazione uno a uno.

La presenza del trasformatore con rapporto 1:1 non altera il funzionamento del circuito a corrente alternata, in quanto, il microfono è collegato alla presa centrale, per cui il circuito a bobina antilocale dell’apparecchio telefonico corrisponde esattamente al ponte di Wheatstone.

Il ponte è azzerato perché RC è uguale a RL, cioè si attribuisce alla resistenza RC, posta all’interno dell’apparecchio, il valore della resistenza caratteristica (RL) della linea telefonica: che è il quarto lato del ponte.

Pertanto: il segnale prodotto dal microfono (M) non arriva nel ricevitore (RIC.) annullando l’effetto locale.